Il Coraggio di Desiderare: 5 Verità Scomode sul Tuo Destino (e Come Riprenderne il Controllo)
Introduzione: Viviamo o siamo vissuti dagli altri?
Pensieri e Parole
7/13/20265 min read


Ti sei mai chiesto se le tue scelte siano davvero tue, o se tu stia semplicemente recitando una parte in una produzione "in serie"?
Viviamo in quello che potremmo definire un "periodo mobile": un’epoca di incertezza dove la sostanza delle cose è evaporata, lasciando spazio solo all'immagine. Come osserva acutamente Igor Sibaldi, oggi conta ossessivamente il "chi" e quasi mai il "cosa". Votiamo il leader, non il programma; compriamo l’auto che altri hanno già comprato; ascoltiamo la canzone che piace a molti, non quella che parla a noi.
In questa nebbia di volti e nomi, la mente diventa piccolina. È più facile ricordare una faccia che un’idea complessa, e così ci riduciamo a vivere di imitazione e raccomandazioni. Chi fa strada oggi non è chi sa fare, ma chi sa a chi obbedire. È un’epoca di "raccomandati" in cui il futuro non ci invidierà affatto. Per riprendere il controllo, dobbiamo avere il coraggio di rompere il guscio di questo destino collettivo e chiederci se siamo ancora capaci di essere un "Io" in un mondo che ci vuole disperatamente "Noi".
Il trauma del "Noi" e l'Eclissi dell'Io
Il furto della nostra identità inizia presto, con un addestramento al plurale che dura tredici anni. Verso i dodici anni, avviene un trauma linguistico ed esistenziale: il passaggio dal "tu" al "noi". Improvvisamente, non sei più un individuo che parla a un altro individuo; diventi "noi italiani", "noi russi", "voi della classe".
La scuola è la principale responsabile di questo addestramento. Gli insegnanti, nel profondo, sanno di compiere un crimine: vengono pagati per domare il tuo "mi piace" e sostituirlo con l'obbedienza a un programma. È una transizione che restringe la mente, dove l'unico valore diventa l'appartenenza.
"Il noi come pronome, come modo di vivere, ha un solo nemico che è l’io. Fossi anche in un movimento anarchico insurrezionalista votato a far valere tutte le libertà del mondo, anche questo movimento avrebbe un solo vero nemico: l’io di chiunque dica 'ma io la penso diversamente'."
Persino la ribellione diventa una prigione se si fonda sul "noi". In questo "periodo mobile", dimentichiamo i fatti perché sono faticosi da elaborare, e ci rifugiamo nei nomi e nelle facce. Conta chi è il tuo capo, non la qualità del tuo operato. L'Io viene eclissato dal bisogno di non essere mai soli, di non essere mai "diversi".
Il test dei dieci secondi: cosa ti piace davvero?
Immagina un test così semplice da risultare brutale. Rispondi in dieci secondi: "Cosa ti piace davvero?". La maggior parte degli adulti fallisce miseramente. Mentre un bambino o un cane rispondono all'istante, l'adulto compie uno "slalom mentale" paralizzante. I primi secondi volano via nel cercare di capire cosa deve dire, cosa può dire o cosa gli conviene dire per non sfigurare. Quando arriva al "davvero", il sistema va in tilt.
Questa tragedia si riflette nei nostri spazi più intimi. Osserva l'armadio della tua camera: l'hai scelto perché ti somiglia o perché "bisognava" comprarlo in quel centro svedese? Se l'armadio testimone delle tue notti insonni o dei tuoi segreti non ti piace, la tua vita è una recita. Passiamo dal verdino "rilassante" delle pareti (consigliato, collettivo, anonimo) al coniuge scelto per inerzia o convenienza sociale. Il rischio è arrivare alla fine dei propri giorni come Ivan Il’ič di Tolstoj: accorgersi che la propria vita era "sbagliata" solo quando un dolore al fianco (il celebre "rene mobile") annuncia che il tempo è scaduto. Il nostro obiettivo è accorgercene ora, prima che il corpo ci presenti il conto.
L'attrattore strano: perché continuiamo a ripetere i nostri drammi?
La Teoria del Caos spiega perfettamente perché le nostre vite, pur sembrando imprevedibili, seguono solchi profondissimi. L'Attrattore di Lorenz, graficamente simile a una farfalla, mostra come un sistema caotico tenda a ripetere regolarità basate su condizioni iniziali. Il tuo destino è questo: una serie di valori semplici e traumi infantili che creano solchi rassicuranti ma limitanti.
Il destino non è sfortuna, è un "richiamo all'ordine". Se la zia ti ha dato della "cretina" quando eri fragile, hai scavato un solco. Da adulto, cercherai situazioni che confermino quel trauma perché la ripetizione è meno spaventosa dell'ignoto. Vediamo questo meccanismo persino nelle "coincidenze" della cronaca: Sergio Mattarella è l’anagramma perfetto di "Matteo si rallegra", quasi a indicare un cerchio magico in cui i due "Matteo" della politica italiana (Renzi e Salvini) sono stati prima innalzati a vertici eccezionali e poi richiamati dal destino verso decisioni autodistruttive che li hanno riportati nel loro "giro" originario.
Eclatante è il caso della sciatrice che, in un momento di euforia, scrive sulla neve col bastoncino "Oggi sono proprio felice", per poi rompersi una gamba in cinque punti venti minuti dopo. Non è il fato che punisce la gioia, è l'organismo psichico che, terrorizzato dall'essere uscito dal solco del dolore conosciuto, si auto-sabota per tornare nella "sicurezza" del guscio.
Job vs Work: La differenza tra sgobbare e creare
La nostra lingua ci inganna chiamando tutto "lavoro". In inglese esiste una distinzione vitale:
Job: Dalla stessa radice di "sgobbare", è l'attività fatta per obbligo, per pagare le bollette, contando i minuti che mancano al weekend. È il frutto dell'addestramento scolastico all'obbedienza.
Work: È l'espressione di un talento. È un'attività così gratificante che il sabato e la domenica non sono una liberazione, ma una prosecuzione. Il "crimine" degli insegnanti è proprio questo: tappare le ali al tuo "mi piace" per trasformarti in un esecutore di job . Se avessimo seguito il nostro talento autentico, saremmo tutti presidenti o miliardari della nostra esistenza. Invece, la società ci convince che fare ciò che ci piace è impossibile "perché altrimenti nessuno lavorerebbe più". È un falso storico: chi fa un work produce di più e meglio. Chi è stato bocciato o umiliato a scuola spesso porta con sé lo sguardo spento di un pugile suonato, convinto che la vita debba essere solo fatica.
Desiderare è un atto eroico: oltre le stelle e le autorità
Etimologicamente, "desiderare" (de-sidera) significa allontanarsi dalle stelle, ovvero dalle autorità e dai destini già scritti. "Considerare", al contrario, significa osservare le stelle per capire cosa è permesso. Desiderare è smettere di chiedere il permesso.
Per farlo, bisogna distinguere tra Sentimento e Sensazione. Il sentimento è attivo e giudicante: vuole avere ragione. L'odio o l'amore "di principio" ci fanno escludere le sensazioni che ci danno torto. La sensazione, invece, è passiva e ricettiva: è la verità nuda che ci travolge. Creare nasce dalla sensazione di una mancanza.
Il racconto della Genesi è, in realtà, un manuale per l'individuo: Dio creò la luce perché era semplicemente annoiato e stanco del "buio, dell'abisso e delle acque". Creare significa far esistere ciò che non è in commercio. Se entri in libreria e non trovi il libro che vorresti leggere, scrivilo. Se la vita che vedi intorno è solo "buio e abisso", crea la tua luce. Come capire se il desiderio è vero? C’è un riflesso condizionato infallibile: il "sorriso delle guance". Se il solo pensare a un progetto ti fa contrarre involontariamente i muscoli del viso, quel desiderio è tuo. Se provi solo rabbia o senso del dovere, stai ancora obbedendo.
Conclusione: Sei lo Sfondo o la Linea?
In ultima analisi, noi non siamo le linee colorate che disegnano l'attrattore del nostro destino. Se guardi l'immagine matematica dell'attrattore, vedi dei tracciati su uno sfondo nero infinito. Tu non sei il binario; tu sei lo sfondo nero. Sei la libertà totale su cui quelle linee vengono tracciate.
Il destino è solo un guscio modellato da altri. Accorgersi di non essere quel guscio è l'inizio di una vita eroica. Jean-Paul Sartre, il cui capolavoro L'essere e il nulla era così pesante e svalutato da essere usato nei mercati di Parigi come peso da 1kg per la verdura, ci ha lasciato un diamante filosofico: "Io non sono quello che sono (il mio passato), ma sono quello che non sono (il mio potenziale)".
Non aspettare di avere un "rene mobile" per accorgerti che la tua casa, il tuo lavoro o il tuo armadio non ti appartengono. Abbi il coraggio di desiderare ciò che non c'è, di staccarti dalle autorità e di sorridere con le guance. Solo allora smetterai di essere una linea tracciata da altri e diventerai lo spazio infinito in cui tutto è possibile.
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